CinemaMondo 2020, Ottava Edizione

Rassegna organizzata con il patrocinio del Comune di Polignano a mare, Assessorato alle Politiche Sociali.

 

La rassegna si svolge presso l'Arena Vignola di Polignano a mare. Proiezione ore 21.15

 

 30 giugno Le ereditiere di Marcelo Martinessi (Paraguay 2017)

Intenso esordio del regista paraguaiano Marcelo Martinessi, che in questo film, tutto al femminile, ci presenta  una donna che riesce a reinventarsi, dopo che le vicende familiari le avevano prospettato un futuro drammatico e incerto.  Chela, la protagonista, è l’attrice Ana Brun che per la sua impressionante performance è stata  premiata con l’Orso d’Argento come migliore attrice  al Festival di Berlino. 

7 luglio Manta Ray di Phuttiphong Aroonpheng      (Thailandia, Francia, Cina 2018 )

Il regista thailandese Phuttiphong Aroonpheng   a Venezia 2018 vince  la sezione Orizzonti con questo film politico  sviluppato  in chiave  onirica. Un pescatore trova tra le mangrovie un uomo in fin di vita , lo soccorre e lo porta a casa. Le vite  dei due uomini si confonderanno sullo sfondo di una tragedia politica in atto da anni, quella  dei Rohinya.   Il film si sviluppa in un gioco di quasi magia dove i  personaggi si sovrappongono e si confondono.  Si tratta di un’opera suggestiva e dolorosa che , seppure in maniera fortemente simbolica e surreale,  ha il grande merito di portare all’attenzione del  grande pubblico  la tragedia dei Rohinya., popolazione mussulmana di religione islamica, perseguitata dal governo birmano. Film misterioso e mai banale che, nonostante l’ermetismo di fondo, ha il merito di far capire il dramma di questa etnia , più di quanto possono farlo opere  che affrontano il tema in modo più esplicito.  Il regista porta  in questo film   tutta l’esperienza di ex direttore della fotografia , da cui proviene e  che lo spettatore apprezza , tramite le sue  immagini preziose ed intriganti. Il film si avvale del patrocinio di Amnesty International.

14 luglio Il segreto della miniera regia di Hanna Slak  (Slovenia, Bosnia-Erzeg. 2017)

Una certa atmosfera da realismo socialista circola nel film di Hanna Slak ‘ Il segreto della miniera, scelto come miglior film sloveno per gli Oscar. Qui un «eroe positivo» si impone inaspettato, racconto di fatti storici più, incandescente soggetto ben maneggiato dalla regista nata a Varsavia .
ALIJA  è il «minatore esperto», mandato dal capo a ispezionare una miniera ormai abbandonata per poi chiuderla definitivamente. In tempi di crisi le miniere di carbone chiudono una dopo l’altra e i minatori sono licenziati. Siamo nel pieno della crisi economica e politica del 2009, dopo un periodo prospero in cui la repubblica si era dimostrata tra le più avanzate economicamente della ex Jugoslavia tanto da vantare il titolo di «Svizzera dei Balcani».
Il film si inoltra nelle gallerie oscure come nei meandri ancora sommersi della Storia, lasciando che emergano alla luce lutti non elaborati e conflitti non risolti.
In questo  percorso nei lati oscuri della storia il film conduce lo spettatore sempre più a fondo, lo porta a fare i conti con la sua coscienza, a occultare fantasmi e scomode realtà. Il vero protagonista di questa vicenda, su cui si basa il film è Mehmedalija Alic che, come ha raccontato poi nelle sue memorie, trovò i corpi di oltre tremila persone in una grotta vicino alla città di Laško, civili trucidati perché considerati collaborazionisti dei nazisti. Dopo sette anni, nel 2016 è stata ricostruita la loro identità ed è stata data loro sepoltura.

28 luglio Dio è donna  e  si  chiama Petrunja  di Teona Stugar Mitevska (Macedonia,... 2019)-

  Film splendido e godibilissimo, osannato al Torino film festival, ha conquistato il premio Lux del Parlamento Europeo . Petrunya, la protagonista, ha trentadue anni ma, come le dicono durante un colloquio di lavoro, ne dimostra 42 ed è brutta. Pur laureata in storia, non riesce a trovare lavoro, ed è una reietta nel paese di Stip, in Macedonia. Durante  la Pasqua ortodossa, ha luogo la consueta cerimonia del lancio di un crocifisso nel fiume, e della gara tra maschi di diverse confraternite per recuperarlo. Ma, senza pensarci, Petrunya si butta in acqua, si impossessa del crocifisso e se lo porta a casa, suscitando il caos nelle istituzioni politiche e religiose e l'odio nei "devoti" delle varie fazioni. Un gesto di ribellione puro, insensato, un'affermazione di sé buffa e surreale, l'extrema ratio di un personaggio disprezzato da tutti, a cominciare dall' insopportabile madre.  Il tono da commedia germoglia spontaneamente dal corpo della incisiva protagonista Zorica Nusheva: goffa e fuori posto nel suo vestito a fiori, tenace e ribelle in modo sommesso, circondata da personaggi che lei mette in difficoltà, dal pope al commissario di polizia. La regista  45enne Teona Strutgar Mitevska  è una regista grintosa, che racconta il mondo femminile con toni tra il realistico e il pop, tenendosi lontana da atteggiamenti ideologici.

  

28 luglio Dio è donna  e  si  chiama Petrunja  di Teona Stugar Mitevska (Macedonia,... 2019)-

  Film splendido e godibilissimo, osannato al Torino film festival, ha conquistato il premio Lux del Parlamento Europeo . Petrunya, la protagonista, ha trentadue anni ma, come le dicono durante un colloquio di lavoro, ne dimostra 42 ed è brutta. Pur laureata in storia, non riesce a trovare lavoro, ed è una reietta nel paese di Stip, in Macedonia. Durante  la Pasqua ortodossa, ha luogo la consueta cerimonia del lancio di un crocifisso nel fiume, e della gara tra maschi di diverse confraternite per recuperarlo. Ma, senza pensarci, Petrunya si butta in acqua, si impossessa del crocifisso e se lo porta a casa, suscitando il caos nelle istituzioni politiche e religiose e l'odio nei "devoti" delle varie fazioni. Un gesto di ribellione puro, insensato, un'affermazione di sé buffa e surreale, l'extrema ratio di un personaggio disprezzato da tutti, a cominciare dall' insopportabile madre.  Il tono da commedia germoglia spontaneamente dal corpo della incisiva protagonista Zorica Nusheva: goffa e fuori posto nel suo vestito a fiori, tenace e ribelle in modo sommesso, circondata da personaggi che lei mette in difficoltà, dal pope al commissario di polizia. La regista  45enne Teona Strutgar Mitevska  è una regista grintosa, che racconta il mondo femminile con toni tra il realistico e il pop, tenendosi lontana da atteggiamenti ideologici.

4 agosto Mug-Un’altra vita  di Malgorzata Szumovska( Russia 2018)

Polonia. Un operaio mentre è nel cantiere dove si sta costruendo la statua del Cristo più alta del mondo è colpito da un masso e si salva per miracolo, ma il suo volto   dovrà subire un complicato trapianto.  Lo spensierato metallaro del villaggio con il suo nuovo volto mostruoso è allontanato da tutti (a dispetto  della carità cristiana), come  una sorta di «la bella e la bestia» al contrario. Mug è una commedia nera (genere in cui la regista è specialista)  che ha ottenuto il Gran Premio della  Giuria a Berlino.
Un formidabile racconto satirico  della  Polonia (e di altri paesi dell’Europa  centrale) di oggi: consumismo, sovranismo,  nazionalismo, superstizione religiosa, razzismo, sottomissione al cattolicesimo, attenzione all’aspetto esteriore.  Regista, sceneggiatrice e produttrice , oggi Malgorzata Szumowska è uno dei nomi di punta del cinema polacco ed europeo

11 agosto La vita invisibile di Euridice Gusmao di Karim Ainouz (Brasile, Germania  2019)

Tratto dal  romanzo di una giornalista brasiliana e scrittrice di successo, Martha Batalha , col titolo battagliero di Euridice Gusmão che sognava la rivoluzione, racconto satirico e realistico ambientato in un  quartiere di Rio.   La storia possiede tutti i canoni di un  melodramma degli anni ’50, ma rovesciato di segno. A prendere il posto principale non è il destino o la morale, ma due sorelle, come fossero due facce della femminilità, una rispettosa delle  regole, l’altra affamata di vita. E   perciò punita. Le   due protagoniste , per non soccombere al peso del maschilismo, mettono ai margini padre, marito e amanti, che pure dettano legge, e riescono ad andare avanti nella loro vita con il segreto dell’invisibilità. Una scompare alla vista di tutti, l’altra mantiene per sé il suo spazio creativo. La solitudine è il prezzo da pagare. Più forti delle imposizioni sono le loro vie di fuga, il duro lavoro per la pura sopravvivenza, la solidarietà femminile per Guida, la musica per Euridice. Il film ha vinto nella sezione ‘Un certain  regard’ a  Cannes del 2018

18 agosto Alla mia piccola Sama  di Waad al –Kateab, Edward Watts  ( Stati Uniti 2019)

For Sama è il film più potente mai uscito sulla guerra in Siria. La regista, Waad al Kateab, l'ha girato ad Aleppo nel 2016, durante l'assedio della città,  dove  ha lavorato come una giornalista , però non a fianco dei combattenti,  ma delle vittime della guerra, soprattutto bambini. For Sama ha ricevuto il premio L'Oeil d'Or per il miglior documentario al festival di Cannes, che le ha dedicato una standing ovation di cinque minuti. Il Medfilm festival di Roma le ha  assegnato il premio di Amnesty international  . Nomination all’Oscar come migliore documentario.

Alla mia piccola Sama è un viaggio intimo nell’esperienza femminile della guerra, una lettera d’amore di una giovane madre a sua figlia. Il film racconta la storia della regista  attraverso gli anni della rivolta di Aleppo, in Siria, quando si innamora, si sposa e dà alla luce Sama, il tutto mentre intorno esplode il conflitto.
La sua camera raccoglie storie incredibili di perdita, risate e sopravvivenza mentre Waad si chiede se fuggire o meno dalla città per proteggere la vita di sua figlia, in un momento in cui partire significa abbandonare la lotta per la libertà per la quale ha già sacrificato così tanto.
Il film è patrocinato da Amnesty International – Italia 

25 agosto Il corpo della sposa  di Michela Occhipinti (Francia 2019)

Ambientato in un’inedita Mauritania, Il corpo della sposa racconta la storia di Verida , una ragazza moderna che lavora in un salone di bellezza, frequenta i social network, si diverte con le amiche. Finché i genitori non combinano il suo matrimonio con  un uomo che non conosce, di ottima famiglia; per loro è una fortuna, per lei è una violenza. E per raggiungere l’ideale di bellezza che la tradizione del suo paese  le impone ,  Verida  deve sottoporsi al «gavage», la nutrizione forzata.   Occhipinti dà voce alle lacerazioni del suo personaggio: Varida non si ribella pure se patisce, ingoia boccone dopo boccone quel cibo, si sottomette a un rituale che la devasta, ma  progressivamente si  allontana dal suo  corpo che è anche allontanarsi da quello che è stato finora il suo mondo, all’improvviso diverso, ostile, sconosciuto.  Mentre il corpo le diventa estraneo, cresce nella giovane donna il desiderio di affermare la propria parola che è scegliere chi essere e come essere contro un’identità determinata dal controllo collettivo.

1 settembre Crescendo di Dror Zahavi (Germania 2019)

Film vincitore del Premio Cinema per la Pace 2020 e di numerosi Premi nei Festival internazionali di tutto il mondo, Crescendo ha già colpito al cuore pubblico e critica ed è stato definito come “un'opera forte e toccante sul potere riconciliante della musica”, “un film che sfida i conflitti culturali, religiosi e politici e porta la musica in primo piano mettendo l' arte al di sopra di tutto".

Liberamente ispirato alla storia delle giovani orchestre composte da musicisti israeliani e palestinesi tra cui la più conosciuta è West-Eastern Divan Orchestra, fondata dal Maestro Daniel Barenboim e dallo studioso Edward Said, il film ‘Crescendo’ esalta il valore della musica come arte che affratella grazie all'universalità del suo linguaggio.

Il film di Dror Zahavi ripercorre la vicenda di Eduard Sporck, un famoso direttore d’orchestra, incaricato di mettere insieme un’ orchestra composta da giovani musicisti israeliani e palestinesi per un unico concerto in occasione dei negoziati di pace tra Israele e Palestina. Sporck dovrà mettere a disposizione tutte le sue capacità e risorse per riuscire a superare le tensioni e discordie che li contrappongono ideologicamente e culturalmente al fine di condurli a suonare in armonia verso un finale teso ed emozionante.

8 settembre Sola al mio matrimonio di Marta Bergman (Belgio 2018)

La cineasta romena Marta Bergman, già autrice di documentari sulle discriminazioni e le difficoltà di integrarsi dell’etnia rom,  realizza il primo film di finzione in cui  narra la   storia di una ragazza rom alla ricerca di un’  esistenza diversa . Pamela  non è come le altre ragazze della sua comunità: è una madre single, vive con sua nonna e la sua bambina in una piccola capanna dove le tre  condividono un letto. Come può conciliare le esigenze della figlia di due anni con  il suo sogno di libertà e il suo bisogno di amore? Pamela intraprende un viaggio verso l'ignoto, staccandosi dalle tradizioni che la soffocano.  Non sarà semplice imparare le nuove regole del gioco in un contesto diverso come la grigia Liegi. La regista segue la sua protagonista  con una camera a spalla, ricorrendo a primissimi piani e dettagli del volto - capelli, occhi, labbra - e l'attrice Alina Erban, al suo debutto cinematografico dopo tanto teatro, è il centro pulsante del lungometraggio con la sua fisicità selvaggia e spavalda, infondendo al personaggio un'insaziabile fame di vita. Il finale è sospeso, il matrimonio è soltanto evocato da una canzone interpretata dalla nonna. Presentato al Festival di Cannes del 2018, ‘Sola al mio matrimonio’ ha partecipato anche al Rome Independent Film Fest dove Alina Serban è stata premiata come migliore attrice. 

 

Coordinatrice del progetto: Isabella Colonna